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quadro del vero artista di famiglia
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Pietà Rondanini o Rondinini di Michelangelo - 1564     (Castello Sforzesco - Milano) Penso che la pittura, anche se nasce da un bisogno espressivo, sia oggettivamente un'intenzione di comunicare. E la tua pittura dice molto della tua interiorità, di quell'inquietudine che ti bolle dentro e della voglia di farne una forza creativa che dà colore alla vita e riscalda i rapporti con la gente.

Credo che le persone che passeranno davanti alle tue opere lo sentiranno e ti vorranno bene. Notizie di segnali che ti chiamano ad esplorare e cercare dalla parte dove il tuo respiro si allarga. Chissà? E'probabile che ci sia qualche indicazione per te.

Di quelle che cerchi guidato dalla nostalgia per qualcosa che manca anche se non ha ancora i contorni chiari, di quelli che si possono tracciare con precisione con le parole e i concetti.

Qualcosa però che ti chiama indubbiamente. La presenza sensibile di una mancanza, si potrebbe dire. Certo qualcosa di imparentato col sogno. Entità che popolano la dimensione artistica della vita. Pennellate, come le tue, piene di colore e calore, piene di desiderio, senza che prendano la forma di qualche oggetto. Perché vanno oltre i contorni di qualsiasi oggetto.

“Fare quadri è anche un modo di scrivere un diario. Forse qualcosa in più: perlustra il possibile senza essere troppo trattenuti dal ragionamento. Si ragiona poi, chiedendo al quadro di mostrarci il suo messaggio”.  (Eugenio Guarini)

Vi invito visitare il suo sito: www.eugenioguarini.it

I colori si incontrano per emozione.

Nei giorni che rincorrono i giorni non c'è proprio nulla che accada per caso, niente può essere considerato scontato e poi dimenticato in qualche angolo polveroso della memoria. Capita, ma non è così e chiunque sia convinto del contrario è o troppo pigro o troppo affrettato. In entrambi i casi, spiegare e spiegarsi la sorpresa come casualità è tristemente banale. La semplicità dinanzi allo stupore che tutti avremmo il dovere di sperimentare e dimostrare, almeno, con un brillio negli occhi, è semplicemente colpevole. Come ogni dettaglio quotidiano possiede un proprio senso, privato ed eccezionale, così accade che i colori non si incontrino per circostanza.

I colori si incontrano per emozione e possono destabilizzare, mandare all'aria castelli costruiti con le carte dell'abitudine. Così il viola può accendere una scintilla di vitale pazzia e gioia d' esserci, il giallo nasconde la puntura di un dolore rapido ma profondo, il grigio si svela e si mostra per ciò che è: non piatta assenza ma vivace attesa. Il bianco non solo è il sottinteso colore della luce accecante, quella delle emozioni forti come lo sono amore e terrore improvvisi, ma anche il luminoso sigillo del gelo sprezzante. Il blu è sogno, solo, spaventosamente, sogno.

Nella spatolata ora decisa, ora lieve, c'è tutto il mistero della contraddizione che i colori possiedono e la consapevolezza della loro danza armoniosamente caotica. E le mani, testimoni di questa danza, diventano artefici della creazione su tela. Le mani conoscono la pazienza dei freddi, la passione delle sfumature calde, sanno essere riflessive od impetuose attraverso i gesti che imprigionano il colore senza renderlo schiavo. Solo complice. E allora, alla fine, i colori, la tela, diventano specchio di un attimo di vita in cui perdersi, sognare, divagare, emozionarsi e sfiorare il limite della propria, personale, follia.

Tutto questo è pura esistenza per colui che possiede mani che sanno vivere una vita che è gioco di sfumature, materia, magia del movimento.

(Commento a: ”Fioritura spontanea” – di G.)

Due ringraziamenti: il primo al pittore-filosofo Eugenio Guarini, attraverso il quale ho scoperto l' “ONTONAUTA (un navigante dell'essere) uno che va via, esce di casa, esplora la vita e cerca se stesso lungo il cammino” il secondo all'amico Frisko per le migliorie apportate a questo stupendo sito.

Da ultimo un ringraziamento a Gabriele, Claudia, Dada, Fulvio e Roberto per avere apprezzato i miei quadri.